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Siamo tutte un po’ Marchesa

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Dalla finestra della sua casa Maria Antonietta guardava l'acqua piovere da quel cielo grigio e denso di nubi che , immobili sopra la sua città e stanche di ridere, avevano scelto, quel giorno, di piangere ininterrottamente.  Dalla cucina il profumo dei biscotti appena sfornati aveva invaso la casa ed aveva raggiunto tutte le stanze , prepotentemente, senza chiedere permesso alcuno ed aveva stuzzicato la noia delle ore che lente passavano tra una lancetta e l'altra dell'antico orologio a pendolo, quello che aveva lasciato il nonno,  che stava nel grande atrio della casa. "Din Don" "Din Don".  L'ora così stuzzicata suonò. Il rumore della teiera appoggiata dalla madre sul tavolo di marmo della sala da tè e quello dei cucchiaini d'argento che lentamente solleticavano le chicchere  nell'intento di mescolare lo zucchero , la riportarono  alla realtà della sua casa, più ancora del suono del vecchio orologio. Si voltò svogliata, indugiò un attimo prima di raggiungere la madre e, scrutando nuovamente il cielo, si sentì invadere da un senso di solitudine ed impazienza, di frenesia e di desiderio.

"Ci sarà altro luogo oltre a questa città dove poter vivere? Altro luogo dove le speranze ed i sogni possano trovare  spazio e  realtà? Altro luogo dove una  donna possa esprimere il proprio essere e dove poter scegliere di vivere una vita che non sia solo quella del matrimonio e della famiglia? "

Maria Antonietta aveva sogni. Sogni di donna impaziente ed intelligente. Desideri da esprimere, storie da raccontare. Aveva grandi idee e grandi progetti che sentiva lentamente e dolorosamente soffocare in una vita di provincia ed in una casa dove la famiglia non era pronta a comprendere ed accettare.
Restò appoggiata ancora per qualche minuto al davanzale della grande finestra sulla piccola piazza, senza muoversi di un centimetro mentre i suoi piedi, impazienti come i suoi desideri  danzavano immobili  in modo confuso ed agitato sotto la grande gonna pesante di velluto color verde scuro. Le scarpette da casa di stoffa, ricamata a tulipani colorati,  picchiettavano sul vecchio pavimento di legno segnando la musica di un viaggio, il suono di un andare, le note di una fuga , il canto di una scelta : " Esistere per essere. Scegliere per essere. Donna per essere donna."

Fu così che nacque il suo cambiamento. Fu ascoltando il suono del suo parlare dentro di sè. Fu così che scelse di essere donna diversa da donna nella sua epoca di fine 800. Così, dietro i vetri di una finestra in un giorno di pioggia di inizio di Primavera. La Primavera della sua vita che segnò stagioni di libertà, idee, parole, espressione, lavoro, partenze, letteratura e scrittura.

Questo è  solo il racconto dell'inizio di un'idea, dell'inizio di una vita, quella vita che Maria Antonietta ebbe il coraggio di plasmare a se stessa. Questo è solo il principio del racconto della forza di una donna che seppe scegliere se stessa in un'epoca che voleva le donne nascoste e silenziose, sottomesse alla vita di moglie e madre. Un'epoca dove il pensiero femminile per potersi esprimere doveva trasgredire, doveva rischiare ad esporsi in una società dove l'uomo era padrone. Ma la forza non si ferma, la forza dei desideri quando la senti crescere nell'animo è come un torrente in piena e non  esiste diga che possa trattenere e circoscrivere la volontà di una donna quando ne prende coscienza. Maria Antonietta ne fu l'esempio. Fece grandi cose, vi piacerà sapere cosa e come , ma ve lo racconteremo nelle prossime puntate.

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