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Piccoli particolari di civetteria femminile

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Lei è elegantissima: ma ci mette dell'affettazione. Cambia abbigliatura ogni giorno. E' sempre in bianco all'ora della lezione perché è di mattina. Ma sono delle matinées ricercate e piene di fronzoli.

Il primo giorno aveva una vestaglia bianca con uno strascico smisurato, ed una serie di fiocchi scarlatti che scendevano dalla nuca fino all'estremità della coda. L'indomani aveva una gonnellina corta tutta gale e ricami, con una cappina di mussola guarnita d'una profusione di nocche di velluto nero. Il giorno dopo aveva un’altra cappina di bambagia fitta, con ricche increspature di trina, miste di fiocchi di nastrino di tutti i colori dell'iride.
Il divano dove siede per assistere alla lezione è in faccia ad un grande specchio. Lei siede sempre come se posasse dinanzi ad una macchina fotografica. Tiene in mano un ricamo, ma è sempre occupata a guardarsi.

Ieri aveva delle pianelline di raso azzurro, colle calze carnicine ricamate a mazzetti di miosotidi. Si dimenò tanto, finché riescì ad accomodare l’abito in modo da potersi vedere nello specchio tutto il piedino.
Queste cose le fa con garbo. Quando s'accorse che l'abito era troppo abbassato, e che l'effetto della sua bella calzatura era perduto, andò a pigliare un posapiedi, e nel tornare a sedersi respinse l'abito così bene indietro, che nel piegare le ginocchia lo fece salire un buon palmo dinanzi.
Ebbe un sorriso di gioia infantile quando si vide seduta così; sono certo che il ricamo deve averne
patito, perché tutti i momenti sbirciava un'occhiata allo specchio.
Ancora una volta tratto da Prima morire

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